UN BISOGNO DI FUTURO - DI MARIO AJELLO
venerdì, 04 luglio 2014 welfare
 
L’articolo di Giuseppe De Rita “Una società più lontana dalla politica”, pubblicato dal Corriere della sera il 28 giugno risponde ad un diffuso bisogno dei cittadini italiani di comprendere quali trasformazioni siano in atto nel nostro Paese e in che direzione esso stia andando. Un desiderio di leggere il futuro divenuto più impellente constatando il perdurare delle difficoltà ad uscire dalla crisi, dopo l’illusione di averla superata alla fine del 2010.
I mancati risultati hanno ingenerato spaesamento fra i cittadini, dapprima fiduciosi di poter  contrastare la recessione economica nel privato familiare ed individuale, per poi esplodere in un forte dissenso verso tutto ciò che è pubblico, dalle istituzioni alle aziende locali. Alle notizie della cronaca quotidiana di un crescente disagio, sono seguiti i risultati elettorali del 2013 e del 2014, con l’impennata dell’astensionismo, il massiccio voto ad una movimento politico antistituzionale, i Cinquestelle e nelle ultime Europee assegnando ad un leader di partito, Matteo Renzi, un consenso di dimensioni inusuali, per averlo visto come politico in grado di liquidare la precedente classe politica, senza salti nel buio.
In presenza di una reazione più emotiva che razionale è giocoforza chiedersi quali forze in concreto possano rispondere alla domanda di cambiamento e se vi è consapevolezza fra i cittadini che si è chiusa una fase della storia italiana, quella di una diffusa presenza pubblica nell’economia e nel sociale, che per le caratteristiche del nostro sistema politico si è spesso tradotto in un’insostenibile crescita della spesa corrente.
Nel suo articolo il presidente del Censis prende in esame tre componenti della situazione italiana scelti secondo i canoni dell’analisi sistemica: il settore produttivo, i soggetti della struttura sociale e l’assetto socio-istituzionale. Tre campi che la crisi ha sconnesso e che è prevedibile debbano reagire al declino divenendo potenziali motori del cambiamento.
Malgrado l’incertezza che caratterizza l’evoluzione della situazione economica (il secondo trimestre ha fatto rivedere le stime di crescita al ribasso) De Rita pur con cautela, sembra nutrire maggiore fiducia nella capacità di reazione del sistema produttivo che dovrebbe procedere in continuità con quella che è stata la forza propulsiva italiana, la piccola e media impresa. Una previsione che si può condividere poiché vi sono segnali da parte di queste imprese, di capacità di innovare la propria produzione a seguito di ricerca e progettazione: nella manifattura e nel terziario avanzato; settore quest’ultimo indispensabile per riversare sugli altri le soluzioni più innovative nel rapporto fra produzione e consumatori finali. (Un rapporto che pesa sulle possibilità di crescita del nostro prodotto interno lordo per le rendite di posizione esistenti).
De Rita poi aggiunge che se così fosse si osserverebbe “una tacita indipendenza della dinamica economica dalle intenzioni politiche”, ma ciò è nei fatti poiché la capacità d’indirizzo della politica italiana è flebile a causa dell’enorme debito pubblico e l’attività del Governo è rivolta in prevalenza al controllo delle grandezze economiche. Uno scenario che potrebbe cambiare se trovassero attuazione le proposte di consolidamento del debito che sono state formulate in queste settimane a seguito della formazione della Commissione europea. Le risorse finanziarie così liberate potrebbero essere destinate ad una politica economica rivolta alla crescita dell’economia reale.
Per la capacità della microeconomia italiana di saper superare anche i gap del “sistema paese” le conseguenze nel secondo campo, la trasformazione della struttura e composizione sociale, sarebbero inevitabili. Le forze economiche e politiche di questa nuova fase di sviluppo affermerebbero i messaggi e i valori della loro azione, contribuendo a formare nuove aggregazioni sociali. Quanto queste possano essere stabili è un enigma sia per la provata incidenza di fenomeni esogeni sovranazionali che per quello che De Rita chiama “l’imborghesimento (un po’ troppo piccino)” della stragrande maggioranza degli italiani. Un ceto medio cresciuto con l’ideologia dello sviluppo degli anni ‘80, con comportamenti da neo-ricchi, tutto rivolto ai consumi, di ogni genere e corruttivo in quanto incessante. E’ il pericolo che intravede De Rita quando afferma che quel che rimane del ceto medio  possa scivolare in un imborghesimento intristito dalla frustrazione dell’irriducibilità della crisi alle proprie aspettative.
Il terzo campo individuato da De Rita è quello dell’assetto socio-istituzionale che dai programmi governativi e dalla determinazione del presidente del consiglio, appare maggiormente soggetto a riduzione di ruolo e funzioni. Ne sono prova la soppressione del Cnel, la trasformazione delle province e l’abolizione di molti enti statali dello stesso livello e delle comunità montane, la riduzione delle capacità di spesa in conto capitale delle Camere di Commercio, con la riduzione del costo dell’iscrizione da parte delle imprese, senza trascurare il più limitato potere di rappresentanza riconosciuto alle forze sociali.
E’ questa la ragione per la quale il sociologo De Rita intravede nell’indebolita rappresentanza dei corpi intermedi una deriva che allontana la politica dalla società (e perché no, oligarchica) e lo porta a concludere “sia detto senza ironia, di evidente anche se non dichiarata ispirazione europea”. Ciò in palese contraddizione con la rivendicazione del governo e di tutti i gruppi parlamentari, di politiche dell’Unione più attente alle condizioni di vita degli europei e quindi a graduare le misure a secondo delle condizioni sociali e delle concrete possibilità di ogni paese.
La consapevolezza dei rischi di ulteriori separatezze fra politica e società è la ragione che ci deve impegnare a rigenerare le opportunità di partecipazione dei cittadini ad iniziare dalla vita pubblica a nei comuni che rimangono il livello insopprimibile di rappresentanza politica e culturale. 
 
 
 
 eventi
non ci sono eventi in programma
 
 Teorema Territorio
 
 
 
 
 
 sociale
iscrivimi  cancellami
 
 
Array ( [r] => pubblicazioni [id] => un-bisogno-di-futuro-di-mario-ajello [lan] => it ) 1Array ( ) 1bool(false)