SUOR TERESILLA, UNA SUORA CORAGGIOSA NEGLI ANNI DI PIOMBO - di Luciano Di Pietrantonio
mercoledì, 24 ottobre 2012 cultura
 
 


7 anni fa, il 23 ottobre 2005, andando a piedi in pellegrinaggio

al Divino Amore un auto l’ha investita uccidendola

 

La fantasia fatica ad immaginare alcune vicende umane, per la loro singolarità e originalità, eppure esistono storie reali, accadute, spesso sconosciute o dimenticate, perché – come si afferma oggi – l’impatto mediatico non ha lasciato traccia o testimonianza e la memoria, in certi casi, è labile.

Suor Teresilla, era una suora un po’ particolare, speciale per certi versi, è stata definita “ l’angelo della carceri”, “ la suora degli anni di piombo”, “ la confidente dei terroristi”, ha dedicato tutta la sua vita ai malati e ai detenuti, entrando in contatto con la generazione degli ex terroristi.

Girando le carceri con una missione: la riconciliazione e il perdono.

Prima di prendere i voti, all’anagrafe si chiamava Chiara Barillà, era nata nel 1943, in provincia di Reggio Calabria, novizia, suora nella Congregazione delle Serve di Maria Riparatrice, continua gli studi e si diploma infermiera e viene assunta nell’Ospedale San Giovanni di Roma, dove presterà servizio fino alla morte, avvenuta alle prime ore dell’alba del 23 ottobre 2005, a 62 anni, sulla via Ardeatina, investita da una Renault Twingo.

Suor Teresilla stava recitando il rosario camminando verso il Divino Amore, alla testa di un pellegrinaggio che era partito da Porta Capena verso il santuario mariano, quando un’auto l’ha travolta e uccisa, si è spenta sul colpo.

Alla sua attività in ospedale affianca quella di volontaria nelle carceri : nell’Isola di Pianosa, a Rebibbia, a Regina Coeli e in altre.

Qui entra in contatto con detenuti comuni, e poi anche con detenuti politici, quelli degli anni di piombo, i terribili anni del terrorismo, appartenenti alle formazioni estreme, sia all’estrema sinistra : Brigate Rosse (Morucci, Curcio, Franceschini, la Faranda), Prima Linea (Sorrentino), Autonomia Operaia (Piperno), Potere Operaio (Toni Negri) che all’estrema destra: Nuclei Armati Rivoluzionari, i NAR (Fioravanti e la Mambro).

Il primo impegno di Suor Teresilla nelle carceri risale al 1970, a Pianosa, dove aiuta l’ergastolano Raoul Ghiani ( condannato per il delitto della signora Martirano, avvenuto a Roma nel settembre 1958, la cui vicenda si è trascinata per oltre 40 anni, seguita con grande interesse dall’opinione pubblica italiana, conosciuta come “ il mistero di via Monaci”, con protagonisti Ghiani e Fenaroli, marito della vittima), a chiedere la grazia al Capo dello Stato, che verrà poi concessa, da Sandro Pertini, nel 1984.

In quel periodo Suor Teresilla conosce ed entra in contatto con alcuni tra i più noti protagonisti, degli anni difficili della nostra democrazia, personaggi per nulla facili, spesso diffidenti e scorbutici, reduci da un’esperienza dura, temprati da anni di carcere, insieme a padre Adolfo Bachelet, fratello di Vittorio, il Vice Presidente del Csm, assassinato dalle Br, il 12 febbraio 1980, incontrarono la generazione degli anni di piombo per diffondere il perdono cristiano.

Lei e padre Adolfo furono i primi ad annaffiare il seme della riconciliazione, a creare una breccia nel muro fra i terroristi e i parenti delle vittime, navigando in quel mare di dolore e di pianti.

“Il rapporto con noi era molto chiaro” racconta Valerio Morucci, in un libro di Annachiara Valle, “era venuta a cercarci in carcere con una convinzione : che avessimo inferto delle ferite ai famigliari delle vittime, al Paese, alla Dc. E, dunque, dovevamo sanare le ferite e tentare una riconciliazione.”

Ileana  Leonardi, vedova del caposcorta di Moro, ucciso in via Fani, dice di Suor Teresilla : “ Mi aveva aiutato moltissimo. Ogni volta che la chiamavo era disponibile per qualsiasi cosa. Ma non eravamo d’accordo su tutto. Ad esempio, sul perdono agli ex terroristi che avevano ucciso. Però non ci ha mai forzato.”

Fu questa suora a far depositare sul tavolo del Presidente della Repubblica Cossiga, il 13 marzo 1990, il memoriale di Morucci sul sequestro Moro.

Suor Teresilla aveva intrecciato, per aiutare i carcerati e i famigliari delle vittime, rapporti con molti interlocutori ( dai citati Pertini e Cossiga, il Presidente Scalfaro, e i politici Andreotti, Galloni, Piccoli, De Mita, Monticone, il vescovo Riboldi, i direttori della Caritas – in particolare con Don Luigi Di Liegro – i magistrati e responsabili delle carceri) che la descrivevano come caparbia, testarda, cocciuta, pungolante, “un segugio” ( nel senso che non ti lasciava andare finchè non facevi quello che chiedeva), combattiva, ironica, dissacrante nei confronti dell’autorità, molto dura, una rompiscatole, una suora vera, una che ordinava.

E non giudicava mai nessuno ed era “libera”, serva solo del Vangelo.

Una testimonianza su Suor  Teresilla la racconta Juditta, la compagna di Toni Negri, rinchiuso a Rebibbia, l’episodio è questo : c’è un carcerato anziano di nome Sergio, al quale la suora è molto legata, sta morendo di tumore al San Camillo di Roma.

Juditta accompagna all’ospedale suor Teresilla, che guida la sua auto e viene superata “malamente” da un’altra auto, e Juditta ricorda: “ Suor Teresilla comincia a inveire al punto che le devo ricordare che è una suora vestita da suora, ma lei mi risponde in modo irruente; arriviamo all’ospedale e lì, nel silenzio che si fa intorno a un moribondo, in mezzo a quella famiglia distrutta, prende la mano di Sergio e diventa di una dolcezza e nello stesso tempo di una presenza e di una solidità straordinaria. Gli teneva la mano ed era un accompagnamento alla morte, con una dolcezza di gesti che non erano solo quelli di una infermiera, ma di una persona di vera fede.

Il passaggio dal parlare agli insulti, al tenere la mano di un uomo che muore non dava il senso di una contraddizione. Anzi sapeva proprio di santità.”

“Mi ricordo che non ho pianto - dice ancora Juditta – perché Suor Teresilla, mentre accarezzava la testa di Sergio, era commossa, ma assolutamente rassicurante. E faceva respirare, a quelli che erano lì attorno, una fiducia tale nel fatto che la morte è un passaggio che nessuno si disperava.”

Una “ suora singolare,” che non si occupò solo dei drammi degli anni di piombo, per i quali spese tante fatiche per la riconciliazione e con estremo riserbo, è stata amica di ex detenuti e famigliari delle vittime, ma assisteva i malati in ospedale e in clinica, e passava il resto del suo tempo ad aiutare i detenuti comuni.

Desiderava con tutte le sue forze un atto di clemenza, come auspicato anche da un forte appello di Giovanni Paolo II.

La “madre dei detenuti” è morta, senza sapere che sarebbe arrivato l’indulto, era il 29 luglio del 2006, ma Suor Teresilla non c’era più.

Sono in molti, sopratutto quelli che l’hanno conosciuta, a pensare che Suor Teresilla era un dono della Provvidenza.

Roma, 22 ottobre 2012

 

(Luciano Di Pietrantonio è ex Segretario della CISL di Roma e del Lazio e Socio Teorema)

   

 
 
 
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