Renzi: lo slalom tra i due forni per non scottarsi! - DI RODOLFO CARELLI
venerdì, 04 luglio 2014 riforme Istituzionali
 

In un precedente articolo, a partire dal titolo “La società liquida premia Renzi” sottolineavo che la società liquida aveva premiato Renzi nella misura in cui si era incanalata verso Renzi e il suo PD per l’inaffidabilità delle due sponde rappresentate da FI sulla destra e dal M5stelle sulla sinistra. Inaffidabilità di FI perché non trova la strada per emanciparsi dal padre-padrone, paralizzata tra le due scelte possibili: il complesso di Edipo, la capacità di liberarsi da Berlusconi reclamando la propria autonomia di libera scelta nella successione (leggi Fitto che invoca le primarie forte del suo successo personale alle europee) ,o subire la sorte del dio Kronos che divorava i suoi figli. Inaffidabilità anche del M5stelle allorquando rifiutando l’alleanza pre e postelettorale europea con la destra di Le Pen tendeva  ad accreditarsi come concorrente del PD sulla sua sinistra,  subito smentito dall’alleanza in Europa con Farage collocato nel suo Paese a destra e conseguentemente antieuropeista. L’improvvisa apertura verso Renzi, accreditandolo come interlocutore in forza di una legittimazione popolare ottenuta alle europee, nel mentre vuole sopire le critiche interne alla perduta occasione di dialogare col PD spiazzando ed escludendo Berlusconi, in realtà si prefigge di fare da sponda alle minoranze interne al PD e rimettere in gioco tutti gli equilibri fin qui raggiuntie. Gli spazi di inserimento del M5stelle sono relativamente pochi ma toccano punti cruciali, tra  cui il voto in libertà nella sede parlamentare per eccellenza che è il dibattito in aula, può riservare rilevanti sorprese. Non è un caso che il PD si affretti a ribadire che nessuno s’illuda di ricominciare tutto da capo e che comunque la propria disponibilità è condizionata a quella dei partner che hanno consentito di raggiungere finora passi in avanti su una tematica da decenni sterile  perché usata a fini di salvaguardia degli equilibri esistenti. Il punto di attacco per eccellenza è quello rappresentato dalla reintroduzione dei voti di preferenza restituendo agli elettori la scelta dei propri rappresentanti, ottemperando così ad uno dei rilievi sollevati dalla Corte costituzionale e che se non reinserito  aprirebbe la concreta possibilità di un ulteriore ricorso davanti alla Consulta.  Quanto sia poco sentito dalla dirigenza del M5stelle il ritorno alle preferenze è dimostrato dal fatto che tutta la conduzione verticistica del duo Grillo-Casaleggio si poggia su di una scelta di fedeltà,  convergente con quella di Berlusconi, di avere un pacchetto di mischia di fedelissimi a supporto dei propri interessi in gioco, economici oltre che politici. Eppure, se non fosse per quest’ottica miope e tutta ad personam per l’aggravarsi della sua situazione giudiziaria, quale condizione migliore per l’ex Cavaliere di avere liste aperte che tra vecchi e nuovi affida al voto popolare la scelta? Paradossalmente il M5stelle si ripromette di cavalcare la reintroduzione delle preferenze per fare scoppiare le contraddizioni interne al PD, in cui non è certo un caso che gli autosospesi abbiano dichiarato, temendola, che nel PD di Renzi “C’è voglia di epurazione ”di cui sarebbero le prime vittime col sistema vigente dei nominati. La tentazione di servirsi  alternativamente dei due forni, se è solo opportunistica,  rischia di bruciare la propria credibilità se in ogni scelta non sia perseguito con coerenza il bene comune. Mi permetto di rifarmi alle due coordinate che possono consentire di non smentirsi al momento delle scelte decisive: quella di Moro di perseguire l’obbiettivo di una democrazia matura fondata sulla fisiologia del ricambio senza più rendite di posizione per nessuno; e quella di Ruffilli che per le scelte faceva perno sul principio del “Cittadino arbitro” sia della propria rappresentanza che del governo del Paese. Tutti e due pagarono con la vita l’aver perseguito una via d’uscita per rendere governanti e governabili le nostre istituzioni.
 
 
Rodolfo Carelli, ex parlamentare e scrittoreè stato segretario e vicepresidente della Commissione Cultura della Camera.
 
 
 
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