Pier Paolo Pasolini: un grande intellettuale e a 40 anni dalla morte, ancora nebbia! - di Luciano Di Pietrantonio
domenica, 01 novembre 2015 cultura
 
 
All’inizio degli anni ’60, esistevano nel nostro Paese, numerose e forti organizzazioni giovanili politiche, sindacali e di ispirazione cattolica, che venivano considerate non solo “laboratori formativi”, ma per certi versi erano “le scuole” per selezionare chi si sarebbe poi cimentato nella vita, nell’impegno politico, sociale, associativo e professionale.
 
La Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), era una di queste grandi organizzazioni ( alla fine degli anni ’50 contava circa un milione e mezzo di iscritti in Italia) e periodicamente per la Diocesi di Roma, presso il Vicariato, all’epoca in via della Pigna (a Torre Argentina) si riunivano i Delegati diocesani dei movimenti (studenti, lavoratori, seniores, ecc.) cioè i laici e gli Assistenti ecclesiastici, che seguivano la formazione spirituale, per dibattere, approfondire e studiare le iniziative da proporre nei diversi ambienti di vita e di lavoro.
 
In una di queste riunioni si parlò di un libro, scritto da Pier Paolo Pasolini : “Una vita violenta”. Per molti dei presenti era la prima volta che sentivano parlare di quell’Autore. In effetti fu proprio quel romanzo, che descriveva “la vita di alcuni borgatari romani, una vita fatta di violenze e povertà,” a far conoscere Pasolini a un grande pubblico  del nostro Paese.
 
Ma quali erano i contenuti di quel libro che faceva tanto scalpore, e per certi versi scandalo?
 
Per grandi linee è  “la storia della vita condotta da alcuni ragazzi che vivevano in una baraccopoli (la piccola Shangai) a Pietralata, una delle storiche borgate nella periferia di Roma”. La narrazione segue Tommasino, il personaggio principale, dall’infanzia abbandonata e cenciosa, all’adolescenza con espedienti e rapine, fino a una notte brava, in cui accoltella un giovane di una banda rivale. Arrestato e processato, viene condannato a due anni di carcere.
 
 Una volta uscito dal penitenziario, scontata la pena, si ritrova a condurre una vita mutata, ovviamente in senso positivo, e va a vivere in un alloggio popolare e trova lavoro ai mercati generali.
Continua la sua vita sentimentale con Irene, la sua ragazza, ma la sua salute non è buona. Alla visita militare gli diagnosticano la tubercolosi e lo ricoverano al Forlanini.
 
Nei due anni trascorsi in ospedale Tommasino matura un’embrionale coscienza politica. Durante una manifestazione di sciopero degli infermieri, si distingue negli scontri con la polizia. Dimesso dal sanatorio, si iscrive al Pci. Una grande pioggia fa straripare l’Aniene e la “piccola Shangai” è allagata. Tommasino è tra i primi soccorritori, rischia la vita per salvare una prostituta, ma si manifesta nuovamente, in maniera virulenta il suo antico male, e viene ricoverato al Policlinico, da dove è dimesso, solo per avere l’opportunità di morire nella propria abitazione.
 
Per la verità in quella “famosa riunione della GIAC di Roma”, nella quale si parlava del libro di Pasolini, erano presenti anche diversi giovani, che nel corso dei decenni successivi, avrebbero ricoperto incarichi istituzionali di tutto rispetto, quindi anche attenti alle novità culturali che venivano prodotte e conosciute, ma l’argomento era considerato “scottante e importante,” perché alcuni dirigenti nazionali dell’Azione Cattolica consideravano il libro di Pasolini “ pericoloso per la rappresentazione e la descrizione dei giovani delle periferie romane.”
 
La discussione  (viziata, anche perché molti non avevano letto il libro, avevano ascoltato solo l’introduzione), si concluse dopo alcune ore, con due orientamenti:
Il primo, Pasolini aveva descritto, con il suo stile, una realtà, cioè una sorta di nicchia di una borgata di Roma, che era poco conosciuta, ma non poteva rappresentare tutti i giovani romani.
Il secondo, quanto veniva narrato, con un linguaggio molto discutibile e volgare, era l’esasperazione di una visione della vita fatta di degrado, senza regole e miseria,  poteva essere di cattivo esempio per i giovani di Roma e poteva essere imitato, con gravi conseguenze sulla loro formazione giovanile. Quest’ultimo orientamento risultò prevalente.
 
Indipendentemente dalle valutazioni, positive o negative, giuste o sbagliate, sul libro “Una vita violenta”, l’Azione Cattolica decise di sporgere denuncia per “oscenità” alla Magistratura, denuncia che dopo una essenziale istruttoria venne archiviata. Pasolini non ebbe mai vita facile anche nel mondo politico. Nel rapporto con la sinistra, in modo particolare ci fu una sorta di “odio e amore”, anche se iscritto al Pci, poi espulso per “indegnità morale”, per non dire omosessualità, dalla Federazione di Udine, ma Pasolini rimase nella sinistra con un “comportamento conflittuale” e molti suoi scritti lo dimostrano.
 
Chi è era Pier Paolo Pasolini? Nato a Bologna, il 5 marzo 1922, visse nel Friuli e nel 1950 si trasferì a Roma. E’ stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista ed editorialista italiano. E’ considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Dotato di una grande ed eccezionale versatilità culturale, si distinse in numerosi campi, lasciando forti testimonianze e contributi come cineasta, pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista non solo in lingua italiana, ma anche friulana.
 
Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana del secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi, come anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti. Nei suoi libri, nei suoi film e nei suoi “scritti corsari”, una rubrica per alcuni quotidiani italiani, Pasolini esprimeva le sue opinioni sull’attualità del nostro Paese, con arguzia, spesso con lungimiranza e spirito anticonformista.
 
La produzione di opere da parte di Pasolini è stata per certi versi straordinaria, per non dire eccezionale, per quantità e qualità. Sono almeno due dozzine i libri di poesie, iniziando con “Poesie a Casarsa”, nel 1942, oltre a traduzioni poetiche dal latino, francese, friulano, e dal greco al friulano. La narrativa avviata con “Ragazzi di vita” nel 1955 e “Una vita violenta” nel 1959, è stata l’inizio di una carriera incredibile, che si è arricchita con altri quindici testi, poi sceneggiature, testi e diverse regie, per oltre una ventina di film di grande successo nazionale e internazionale.
 
Tra questi “Accattone” nel 1961, e “Mamma Roma” nel 1962, dove si ritrovano “ squarci, affreschi, e personaggi” delle borgate romane da Pietralata ai Gordiani, da Tiburtino III al Mandrione, dal Pigneto a Torpignattara, ecc., luoghi conosciuti, frequentati e cari a Pasolini, per le amicizie di vita e di lavoro, che lì risiedevano.
Di grande rilievo la pellicola “Il Vangelo secondo Matteo”, del 1964, tra l’altro nei titoli di testa si trova un riferimento singolare: “Questo film è dedicato alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”, e l’altra pellicola “Uccellacci e uccellini” del 1966, con Totò e Ninetto Davoli, con musiche di Ennio Morricone.
 
Inoltre, Pasolini ha prodotto più di dieci testi teatrali e diverse traduzioni teatrali, una ventina di saggi, ha curato rubriche su diverse riviste settimanali intitolate “Dialoghi con i lettori”. Infine, è interessante ricordare, i testi scritti per sette canzoni in collaborazione e interpretate da Domenico Modugno, Sergio Endrigo e Dacia Maraini. Numerosi i premi e i riconoscimenti che Pasolini ha ricevuto durante la sua vita, in modo particolare quelli cinematografici ai  Festival di Cannes, Venezia, Berlino, dal 1958 al 1974, e uno postumo nel 2015, per il miglior film restaurato “Salò”, alla Mostra di Venezia.
 
La vicenda umana di Pasolini si concluse nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975, dove fu ucciso in maniera brutale: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia a Roma. Una morte assurda, misteriosa e densa di misteri. Al processo l’unico imputato, Pino Pelosi, venne condannato “in concorso con ignoti”. Dopo qualche anno si venne a sapere che gli ignoti erano tre. All’inizio la pista più accreditata sembrò quella omosessuale: la vendetta di alcuni ragazzi, o dei loro protettori, che volevano  “dargli una lezione”, ma successivamente si è fatta strada la “pista Cefis” perché Pasolini aveva intenzione scrivere su “Petrolio” la verità sull’attentato a Mattei. Ma non se ne fece nulla di concreto, anche se nelle diverse ipotesi investigative e giornalistiche, appaiono notizie su servizi segreti deviati, interessi mafiosi, agenti sotto copertura e ipotesi di complotto.
 
Il 2 novembre 2015, “il giorno dei morti,” ricorrono 40 anni dall’assassinio di Pasolini, e per tante persone rimane una morte senza verità. In questo anniversario viene ricordato, in modo particolare a Roma, con omaggi, incontri, dibattiti, ripubblicazioni delle sue opere più rappresentative, partite di calcio come il quadrangolare a Pietralata (il campo dove giocava Pasolini, valente calciatore) e la creazione di uno spazio permanente, nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, intitolato “Pier Paolo Pasolini, dalla borgata al laboratorio di scrittura”.
 
La richiesta di fare piena luce sulla drammatica morte di Pasolini è più viva che mai, infatti si sostiene, a ragione, che  affidandosi ai nuovi metodi d’indagine, analizzando con gli strumenti di oggi le prove di ieri, si può fare luce sui fatti di 40 anni fa. Esiste in Parlamento, la proposta di legge 3150, sottoscritta da circa ottanta deputati, per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta, con i poteri investigativi dati dalla Costituzione, per sapere come e perché è stato ucciso Pasolini. Esiste, inoltre, un appello ai Presidenti di Senato e Camera – Grasso e Buldrini – perché il Parlamento approvi entro la fine del 2015, la costituzione della Commissione con modi e tempi definiti.
 
Dopo 40 anni, si potrà sapere la verità su Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del XX secolo del nostro Paese, e sgombrare le nebbie nelle quali la morte dell’artista è ancora avvolta?
 
Roma, 1° novembre 2015
 
 
 
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