Ad integrazione del documento sulla Città metropolitana di Rodolfo Carelli
giovedì, 09 luglio 2015 politica
 
Mi preme richiamare un ordine di priorità sulla problematica aperta relativamente alla città metropolitana,  di cui il documento del gruppo di amici di Teorema intorno a Giorgio Pasetto ha sviscerato gli aspetti costituenti del nuovo livello istituzionale.
Il primo punto infatti si deve far carico delle ragioni profonde del disagio e dei guasti che hanno portato all’inchiesta delegittimante di Mafia Capitale e della difficile opera di risanamento affidata ad Orfini nella doppia veste di Commissario PD per Roma e di Presidente nazionale del PD. Richiamo il doppio incarico ricoperto da Orfini perché i due livelli sono strettamente connessi.
Un maestro della mia giovinezza, Emmanuel Mounier, infatti, ci invitava ad andare oltre gli effetti e di risalire alle cause profonde a partire dal “disordine stabilito” e regnante come quello stabilito per legge. Di questa dimensione del problema di Roma non c’è traccia nella pur preziosa relazione di Federico Barca sullo stato del PD a Roma.
Venendo direttamente al punto che considero prioritario, preciso che il disordine primo da rimuovere, stabilito per legge, è quello della legge elettorale vigente per le città e le regioni metropolitane. La crescita di una nuova classe dirigente dal basso richiede che siano ricostituite le radici col territorio ed un rapporto permanente e più ravvicinato tra eletti ed elettori, rapporto in grado di bilanciare con la conoscenza diretta personale l’impiego delle risorse elettorali. Non è certo un caso che a livello nazionale si sia ricorso a collegi piccoli come quelli spagnoli che favoriscono i partiti maggiori ma ristabiliscono il tessuto connettivo tra eletti bed elettori, andato perduto con l’introduzione dei nominati scelti dalle oligarchie dei partiti e non più espressione dell’elettorato, causa determinante in periodi difficili come i nostri per favorire forze antisistema e populismi di ogni tipo. Ebbene nelle città metropolitane e non solo Roma bisogna ricostituire l’ascensore politico, come favorire l’osmosi di classe dirigente dal basso verso l’alto. Ebbene l’improvvisata transizione verso la città metropolitana ripropone i vecchi inconvenienti stabiliti per legge e perciò da rimuovere. Con ben altra ponderazione la precedente legge istitutiva delle città metropolitane, facendosi carico della integrazione tra Roma ed i comuni della Provincia, prevedeva che la legge elettorale, assorbendo la provincia, per favorire la possibilità di essere rappresentata ad ogni parte del suo territorio, adottasse i collegi  mutuati dalla precedente legge elettorale provinciale. Se la nuova classe dirigente matura a livello delle circoscrizioni, auspicando un passaggio graduale alle municipalità, ebbene per favorirne la crescita sia nell’ambito metropolitano che regionale occorre introdurre i collegi uninominali dell’ampiezza corrispondente alla media degli abitanti nelle circoscrizioni. Verrebbe eliminato il muro del passaggio dai 300.000 abitanti delle circoscrizioni ai 3.000.000 della città di Roma, passaggio che costringe a ricorrere agli apparati dei partiti e dei poteri economici costituiti legali e non.
Il secondo punto prioritario è di superare al più presto la condizione di subalternità  da cittadini di serie b degli abitanti nei rimanenti comuni della provincia.
 
 
 
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