4 luglio: Il giorno dell'Indipendenza degli Stati Uniti. Sono 239 anni che viene celebrata questa data storica (di Luciano Di Pietrantonio)
lunedì, 06 luglio 2015 cultura
 
L’Independence Day, noto nel mondo, anche come il 4 luglio, è il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. E’ la festa nazionale che commemora l’adozione della “Dichiarazione di Indipendenza” del 4 luglio 1776, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna.
Perché per circa 320 milioni di cittadini americani questo giorno assume un valore simbolico ed emblematico?
Cerchiamo di trovare alcune risposte a questo interrogativo. per comprendere il senso di una ricorrenza che si rinnova da 239 anni.
 
In Italia e anche in Europa, spesso, il forte patriottismo che contraddistingue gli Stati Uniti d’America, viene considerato  un po’ esagerato, anche con qualche venatura di retorica: bandiere sventolate, inni, e tutto l’armamentario made in Usa, che va a formare la religione laica della Nazione. Forse è abbastanza normale che una terra come gli Stati Uniti, nata con il mito della frontiera, cresciuta attraverso l’immigrazione e divenuta indipendente grazie a una rivoluzione, mantenga forte l’adesione a certi simboli.
 
Ed è proprio la rivoluzione che si celebra il 4 luglio, con l’indipendenza dalla madre patria britannica, che si distaccarono le Colonie di:  Virginia, Maryland, Massachusetts, Rhode Island, New Hampshire, Connecticut, North Carolina, South Carolina, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Giorgia. Erano le 13 Colonie, facenti parte del neonato Stato Americano.
 
E’ anche vero che gli americani siano un popolo particolarmente nazionalista. Non v’è dubbio, e ciò deriva dal fatto che l’immigrazione abbia accumunato varie persone, etnie, usi, costumi e tradizioni in un calderone che, man mano, ha cercato identificazione in qualcosa  di ben più grande ed ampio che non fosse soltanto il ricordo della Madre Patria.
E così, ogni momento, ogni ricorrenza storica rappresenta l’occasione giusta per rinnovare il proprio orgoglio a stelle e strisce, innalzando stendardi e cantando l’inno del Nuovo Mondo.
 
Ma il 4 luglio, il giorno dell’Independence Day, è molto di più che una semplice festa: è una vera e propria celebrazione dell’essere americani, la volontà e soprattutto la consapevolezza di essere Nazione e seguire i principi e i valori che i Padri Fondatori hanno instillato nei cuori di ogni Yankee che si rispetti.
Ma quali sono stati i fatti storici, economici e politici, che hanno portato alla nascita degli Stati Uniti?
 
E’ la seconda metà del ‘700 quando tra le Colonie inizia a crescere l’insoddisfazione nei confronti delle tasse imposte dall’Inghilterra; situazione esaspera rata dall’emanazione dello “Stamp Act”  (pagamento di un bollo per i giornali, atti legali, documenti commerciali, ecc.), da cui nasce la formula “no taxation without reppresentation” (nessuna tassa senza rappresentanza), con la quale i coloni si rifiutano di pagare la tassa senza una rappresentanza delle Colonie nel Parlamento inglese.
Lo “Stamp Act” viene così ufficialmente abolito, in realtà sostituito dalle tasse sulle merci che i coloni importavano dall’Inghilterra, fino a quando, nel 1773, i commercianti americani decidono di assalire le navi che portavano “ the” negli Stati Uniti gettandone il carico in mare.
 
La guerra vera e propria scoppia nel 1775, anno del primo scontro tra le milizie volontarie delle 13 Colonie e le truppe inglesi. E’ dunque nel pieno della guerra d’indipendenza che si tiene il secondo congresso continentale, il 2 luglio 1776 a Philadelfia, in cui viene approvata una risoluzione d’indipendenza dalla Gran Bretagna, che viene tramutata in “Dichiarazione d’indipendenza”, redatta da Thomas Jefferson, John Adams, Robert R. Livingston, Roger Sherman e Benjamin Franklin.
 
Il 2 luglio è quindi il giorno in cui la dichiarazione viene stilata, riveduta e firmata dai delegati. Mentre il 4 luglio è il giorno in cui questa viene resa pubblica. Ci vorranno però ancora degli anni, perché i nascenti Stati Uniti d’America si liberino una volta per tutte dell’Inghilterra: la guerra finisce nel 1781 e l’indipendenza vera e propria arriva nel 1783 con il trattato di Versailles in Francia.
 
Quindi il giorno simbolo resta il 4 luglio 1776, da allora tutti gli anni gli americani partecipano alle parate mattutine nelle grandi città; poste, banche, uffici, scuole e fabbriche, fanno festa e restano chiusi, e a mezzogiorno in punto si sparano tanti colpi quanti sono gli stati che compongono gli Stati Uniti.
In 239 anni, lo Stato americano è passato dalle 13 Colonie iniziali, diventati poi Stati,  agli attuali 50 Stati. Infine è interessante ricordare, perché è un classico di questa celebrazione, le grigliate degli americani, il barbecue con amici, parenti all’aperto e in mezzo a decorazioni a stelle e strisce. Inoltre tanti concerti, grandi e piccoli, che prima dei fuochi d’artificio molto spettacolari, i canti nazionali, comunque una giornata che offre un’esperienza patriottica che non può essere trovata altrove.
 
In Italia le celebrazioni dell’Independence Day si tengono, in particolare, presso i Consolati americani di Roma, Milano, Trieste, Genova, Firenze, Napoli e Palermo, alla presenza di personalità del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’imprenditoria e della diplomazia.
 
Di fronte a questa ricorrenza, e a questo esempio che ci viene da oltreoceano, gli italiani (che sono patriottici solo quando gioca la nazionale di calcio e vince), ma sopratutto gli europei ( 28 Stati, con oltre 500 milioni di cittadini) quando riusciranno ad avere un maggiore spirito patriottico per le loro istituzioni? E’ difficile rispondere, in questi tempi ove la vicende finanziarie e politiche della Grecia sembrano un rebus senza fine, malgrado i grandi nodi geopolitici come l’estremismo islamico, la vicenda Crimea e le popolazioni in movimento dall’Africa e dal Medio Oriente, ma è indubbio che l’integrazione europea deve passare per una integrazione politica vera, e non subordinata ai burocrati, ove i popoli devono rimanere sovrani dei propri destini.
 
In questo contesto si possono fare piccoli, ma grandi passi, come quello di valorizzare la Festa dell’Europa, che celebra la pace e l’unità in Europa, per riscoprire l’orgoglio europeo, che si ricorda il 9 maggio di ogni anno, ma fino ad oggi è una ricorrenza per “addetti ai lavori” e non una festa di popolo. Occorre coinvolgere in primo luogo le scuole. Un grande rilancio del “Progetto Erasmus”, cioè la possibilità per gli studenti universitari della Comunità Europea, di studiare in una Università
straniera legalmente riconosciuta. In meno di 30 dalla sua creazione, la mobilità è stata per 2,5 milioni di studenti, con più di 4.000 istituzioni universitarie di 31 paesi, che aderiscono al progetto.
 
Ecco perché, forse, facendo piccoli passi, si può andare lontano, augurandosi di far nostro un po’ di spirito, che oggi molti di noi invidiano agli americani.
 
Roma, 4 luglio 2015
 
 
 
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