24 maggio 1915, un secolo fa l’Italia entrava in guerra Una ricorrenza patriottica che non può rischiare l’oblio ( di Luciano Di Pietrantonio)
martedì, 26 maggio 2015 cultura
 
 
Il “ Secolo breve” secondo lo storico britannico Eric Hodsbawm, è il periodo che va dal 1914 al 1991, nel ventesimo secolo, la cui estensione temporale ha visto svolte storiche epocali, e il mondo non sarebbe stato più lo stesso di prima. Ecco perché dobbiamo domandarci cosa ci ricorda, e soprattutto che significa, la data del 24 maggio 1915 ?
 
Canto anni fa, l’Italia  entrava in guerra contro gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria, Germania, Impero Ottomano e Bulgaria), gettandosi nella Prima Guerra Mondiale, dieci mesi dopo l’inizio delle ostilità in Europa.
Il conflitto, per il nostro Paese, allora Regno d’Italia, fece 700 mila morti e alla fine, nel novembre 1918, lascio una profonda crisi politica, sociale ed economica.
 
Che cosa determinò lo scatenarsi di una guerra che modificò radicalmente la storia e il futuro di molti Stati europei ?
 
E’ utile conoscere il contesto geo-politico, per comprendere le profonde trasformazioni avvenute in quella fase storica, perché fu un evento epocale che segnarono la vita delle società, delle nazioni e degli uomini.
La prima guerra mondiale, per i contemporanei la “grande guerra”, è la denominazione che viene data al più grande conflitto mai combattuto fino ad allora; questi cominciò il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, in seguito all’assassinio dell’Arciduca Francesco Fernando il 28 giugno 1914 a Sarajevo.
 
Questa circostanza bellica segnò la fine di un lungo periodo della storia europea, durato un secolo e iniziato nel 1815 con la sconfitta di Napoleone Bonaparte, senza un conflitto generalizzato ( oggi si definirebbero conflitti regionali) che coinvolgesse tutte le grandi potenze europee allora esistenti.
La pace europea dell’inizio del XX secolo, tuttavia non aveva basi solide, nel corso dei decenni del XIX secolo, solo in Europa, vi furono diversi conflitti a carattere limitato, che però avevano lasciato intuire quali distruzioni avrebbe portato il massiccio impiego di nuove tecnologie sui campi di battaglia.
 
L’Italia entrò in guerra divisa tra interventisti e neutralisti, dopo un disinvolto cambio di alleanze, dalla Triplice Alleanza (sottoscritta nel 1882 con Germania e Austria-Ungheria) all’Intesa (Francia, Impero Britannico, Russia -fino al 1917-, Stati Uniti -1917/18-, Belgio, Giappone, ed altri), ottenne a conflitto concluso, le “terre irredente”, cioè non liberate, del Trentino, del Friuli e della Venezia Giulia, oltre a Trento, Trieste e l’Istria, ma non Fiume e la Dalmazia.
 
In Italia contro l’entrata in guerra furono i cattolici, i socialisti e i giolittiani; per la guerra furono il Governo Salandra, i liberali e i nazionalisti.
Interventista fu Gabriele D’Annunzio, interprete a modo suo del “superuomo” di Nietzsche, come Filippo Marinetti autore del “Manifesto del futurismo”, che considerava la guerra la “sola igiene del mondo” e infine il socialista Benito Mussolini, che da neutralista si trasformò repentinamente in interventista, lasciò la direzione dell’ “ Avanti” per fondare l’ultranazionalista il “Popolo d’Italia” e fu espulso dal Psi.
Una delle poche voci autorevoli che si levarono contro la guerra  fu quella di Papa Benedetto XV, Giacomo Della Chiesa, del quale Joseph Ratzinger  ha voluto idealmente raccogliere l’eredità, scegliendo il nome per il proprio pontificato.
In una “Nota” papale del 1° agosto 1917, aveva chiesto, senza risultati, alle forze belligeranti il disarmo e il ricorso all’arbitrato per “la cessazione di questa lotta tremenda, la quale ogni giorno appare una inutile strage” evitando il suicidio dell’Europa civile.
A Caporetto, il 24 ottobre 1917, ci fu la drammatica sconfitta delle truppe italiane, con perdite  eccezionali.
 
La prima guerra mondiale fu un enorme massacro : coinvolse 27 nazioni, morirono 10 milioni di persone, 20 milioni di feriti, ed enormi distruzioni.
Fu la prima guerra moderna. Gli eserciti si trovarono impantanati nelle trincee, basti pensare al Carso, Bansizza, Asiago, Passo Buole, Caporetto, Vittorio Veneto e alle sponde del Piave e dell’Isonzo, ma la grande novità furono le nuove armi impiegate : aerei, sottomarini, carri armati, mitragliatrici, e soprattutto gas tossici.
 
Infine la guerra provocò la dissolvenza dell’Impero Austroungarico e di quello Ottomano, mise fine a quello degli Zar, travolto dalla rivoluzione bolscevica del 1917; segnò il crollo di dinastie e regnanti che avevano governato per secoli, fu l’inizio del declino della Vecchia Europa e sancì l’ingresso degli Stati Uniti come grande potenza militare ed economica, che aiutò le nazioni alleate dell’Intesa a vincere la guerra.
 
A guerra conclusa, nel novembre 1918, nacque un nuovo equilibrio in Europa e in Medio Oriente con nuovi Stati e la spartizione delle colonie tedesche e delle regioni ottomane tra le potenze vincitrici.
 
In Italia la “Grande Guerra” fu considerata - malgrado i morti, i feriti, gli invalidi, le distruzioni e le crisi profonde aperte – dai cittadini, una “memoria condivisa”: l’ultimo atto dell’epopea risorgimentale.
Nei decenni successivi la famosa canzone di E. A. Mario, destinata ad entrare nella memoria collettiva degli italiani, che inizia con le parole :”Il Piave mormorava, calmo e placido, al passaggio dei primi fanti il 24 maggio”, ricordava ciò che le generazioni, a cavallo dei due secoli XIX e XX, avevano pagato per completare l’Unità d’Italia.
 
Questo prezzo di sangue e di vite umane è ancora ricordato, nelle tante strade delle città – grandi e piccole – intitolate alla data del 24 maggio 1915, ma in particolare nelle lapidi e nei sacrari dove sono ricordati i nomi di coloro che hanno perso la vita nella “ Grande Guerra”.
 
Oggi, la data del 24 maggio 1915, ricorrenza patriottica, non deve entrare lentamente nell’oblio dei ricordi, che è un processo naturale di perdita di memoria storica, per attenuazione o per cancellazione delle traccie, ma è dovere di chi può far testimonianza, ricordare alle nuove generazioni, che la conoscenza della nostra storia può essere sempre maestra di vita.
 
Non è un caso che dopo quattro anni dalla firma dell’armistizio con l’Austria, era il novembre 1918, arrivò nell’ottobre 1922, la “marcia su Roma”.
Ma questa è un’altra storia !
 
Roma, 22 maggio 2015
 
 
 
 
 
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