19 agosto 1954: Il giorno dell’addio di Alcide De Gasperi - di Luciano Di Pietrantonio
lunedì, 14 settembre 2015 politica
 

Da sessant’anni, ogni anno, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, si celebra il 19 agosto, giorno della scomparsa di Alcide De Gasperi, una Santa Messa per ricordare il grande statista italiano, morto nel 1954.

Oggi viene considerato come uno dei padri della Repubblica Italiana (analogamente a De Nicola, Calamandrei, Terracini, Saragat, Togliatti, Nenni) e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrand Adenauer e all’italiano Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea.

Raccontare o rievocare la vita e la testimonianza di De Gasperi, nato a Pieve Tesino nel Trentino, il 3 aprile 1881, non è facile e forse anche impossibile, vista l’intensità del suo impegno di studio, di lavoro politico e istituzionale. Esiste, tuttavia, una grande quantità di pubblicazioni che raccolgono discorsi, scritti e testimonianze del suo impegno politico e sociale, che delineano il suo percorso di vita pubblica e privata.

Questi scritti vanno dal periodo giovanile nel Tirolo italiano, regione all’epoca parte integrante dell’Impero austro-ungarico, alla collaborazione e alla direzione del giornale “Il Trentino”, l’esperienza al Parlamento di Vienna e il diritto all’autodeterminazione dei popoli, nel maggio 1918 nella previsione del disfacimento dell’Impero austro-ungarico e della fine del primo conflitto mondiale.

Poi, le vicende del primo dopoguerra, la nascita del Partito Popolare e l’avvento del fascismo, il lavoro presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, la elaborazione ( nei primi anni quaranta, durante la seconda guerra mondiale) dell’opuscolo “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”, che indicava i fondamentali di base per il futuro partito, di cui sarebbe stato cofondatore, superando il Partito Popolare di Sturzo.

Infine, la Repubblica Italiana, i difficili anni della ricostruzione e della rinascita, dopo la Seconda guerra mondiale, l’impegno come Capo del Governo, dal 1945 al 1953, Presidente del Consiglio dei Ministri per otto anni, poi l’uscita di scena, e dopo un anno, la morte. Aveva 73 anni, e si trovava nella sua casa di Val di Sella, (dove amava trascorrere periodi di vacanze assieme alla famiglia) nel comune di Borgo Valsugana, in provincia di Trento.

Oggi, a sessantuno anni dalla scomparsa, la figura di Alcide De Gasperi è presente nella vita politica italiana con le sue idee, e fra queste il dovere e il rispetto per il bene comune, che per lo statista trentino era la “stella polare” del governare e amministrare con la saggezza del buon padre di famiglia ed equilibrio della cosa pubblica, così come la laicità dello Stato e l’ idea di Europa dei Popoli. Ma quanti hanno dimenticato questa lezione di vita, nella vita politica attuale?

De Gasperi è ricordato non solo per i grandi “discorsi politici”, ma anche per gli aforismi e frasi famose, che spesso vengono citate in occasioni di congressi, convegni e dibattiti. Probabilmente il discorso più famoso è quello pronunciato a Parigi, il 10 agosto 1946, alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare le dure condizioni inflitte all’Italia, sostenendo che: “Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione”.

“Signori, è vero,” continuava De Gasperi fra l’attenzione quasi certosina della Conferenza: “Ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire.”

De Gasperi concludeva con una esortazione quasi profetica: “Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare. Vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace, nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni paese, che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una meta ideale. E’ in questo quadro di pace generale stabile, signori delegati, che chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra, per creare un mondo più giusto e più umano”.

Gli aforismi di De Gasperi che vengono ricordati più di frequente sono: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”; “Politica vuol dire realizzare”; “Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale”; “Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, altri che la considerano come un accessorio di secondaria importanza. Ma per me, fin da ragazzo, è stata una missione.”

Il personaggio De Gasperi è stato protagonista in un film diretto da Roberto Rossellini “Anno uno” nel 1974, in cui si trova una ricostruzione del periodo storico che va dalle operazioni del Comitato di Liberazione all’avvento della Repubblica, e della fiction Rai “ De Gasperi, l’uomo della speranza” del 2004, diretto con la regia di Liliana Cavani. Due produzioni che hanno riproposto all’opinione pubblica la figura di questo italiano emerito.

Singolare e unica, è stata l’esperienza di De Gasperi, come uomo politico, perché nel 1945 fu nominato Presidente del Consiglio dei Ministri, da Re Vittorio Emanuele III, l’ultimo del Regno d’Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica - giugno 1946 - e perciò fu anche il primo capo di governo dell’Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, facilitando la difficile transizione da Monarchia a Repubblica.

Gli ultimi anni di vita pubblica di De Gasperi furono difficili anche a causa di un incidente diplomatico con la Santa Sede, sulle elezioni amministrative di Roma del 1952. Infatti il Vaticano avallò una iniziativa di don Luigi Sturzo, per una alleanza fra i quattro partiti governativi, il Movimento Sociale Italiano e il Partito Monarchico, perché la “Città Eterna” non poteva essere amministrata da un sindaco comunista. De Gasperi si oppose a questa ipotesi per motivi morali e per il suo passato antifascista, e per sostenere la sua visione laica dello Stato. La proposta della coalizione con le destre non venne accettata. Ai suoi collaboratori disse: “Se mi verrà imposto, dovrò chinare la testa, ma rinunzierò alla vita politica. Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa.”

Dopo poco tempo, nello stesso anno 1952, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi, in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani. De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente all’ambasciatore Mameli che gli aveva comunicato il rifiuto.

“Come cristiano accetto l’umiliazione, benchè non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l’autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento.”

Mantenne la responsabilità di Presidente del Consiglio fino all’agosto 1953, e si dimise a causa del fallimento della legge elettorale (il famoso premio di maggioranza del 50% + 1), denominata dai suoi avversari “legge truffa,” dopo la sfiducia della Camera a un governo monocolore della Democrazia Cristiana.

Cinque giorni prima della morte, disse alla figlia Maria Romana (citazione di Indro Montanelli, nel libro “I Protagonisti”): “ Adesso ho fatto tutto ciò ch’era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l’oggetto della propria passione incompiuto.”

E’ in corso a Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel 1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di Servo di Dio. Le spoglie mortali del grande statista sono nel porticato della Basilica di san Lorenzo fuori le Mura. La tomba è opera dello scultore Giacomo Manzù.

Roma, 18 agosto 2015

 
 
 
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