Se i cittadini chiedono d’intervenire sul territorio con dolcezza di Mario Ajello
giovedì, 05 febbraio 2015 territorio
 
 
 
Il convegno promosso il 23 gennaio scorso, dall’Assessorato alla Trasformazione urbana di Roma Capitale e dalla Fondazione MAXXI sulle questioni riguardanti lo sviluppo della città entro il 2025, anno del Giubileo, si è rivelato un’importante verifica delle aspettative dei cittadini che vivono nella periferia di Roma e dell’indirizzo che vuole seguire l’Amministrazione della Capitale.
Nel suo intervento l’Assessore, Giovanni Caudo, ha riferito che nella consultazione dei quindici municipi, condotta nei mesi scorsi, ha rilevato uno scarso interesse dei cittadini ai problemi della città nel suo insieme e una grande attenzione al luogo ove vivono; in particolare i cittadini della periferia frequentano in misura maggiore i comuni confinanti che altre parti della Capitale.
Lo scrittore Marco Lodoli, invitato al convegno, attento osservatore della periferia romana anche per l’incarico d’insegnante in un istituto professionale a Torre Maura,  ha ripreso l’interpretazione di un suo libro su Roma, in cui ha evidenziato l’esistenza di una vita comunitaria “per isole”: una rappresentazione non nuova della vita cittadina. Giuseppe De Rita ha scritto nel corso del tempo che Roma è “una città di capanne”; Lorenzo Bellicini, fra gli estensori di uno degli studi preparatori del piano regolatore di Roma, ha individuato nei suoi confini, duecentotre microcittà, con una forte identificazione dei residenti con ciascuna di esse.
Le strade costruite di recente in periferia, ha affermato Lodoli, sono arterie che non connettono persone, ma luoghi distanti; le nuove costruzioni, anche di qualità, non tengono conto di quelle circostanti divenendo, diversamente dallo scopo di chi l’ha costruite, una bruttura invece che un abbellimento. Lodoli ha citato i casi opposti di Ponte di Nona e Torre Maura. Nel primo le abitazioni sono recenti come tutte le strutture circostanti, ma a metà mattina il luogo è disabitato e desolante e non migliore vita si può prevedere quando sarà completata la costruzione della chiesa; cosa diversa a Torre Maura, ove i luoghi d’incontro sono vissuti nell’arco dell’intera giornata. Anche  a Tor Sapienza si può osservare la stessa situazione: vi è una parte di recente costruzione esteticamente bella, ma poco vissuta mentre la popolazione della vecchia borgata trasmette un senso di comunità. Solo nella periferia romana poi, coesiste l’abitato della città con le attività agricole (persone che lavorano con il trattore o pecore che pascolano) e questo non è di per sé negativo.
L’esito del progetto “Cento piazze” che aveva lo scopo di favorire l’incontro, è controverso: alcune, come quella di Pietralata, non sono vissute come luogo d’incontro dei cittadini residenti nelle vie circostanti e non diversamente si potrebbe dire di Piazza Annibaliano se non ci fosse la stazione della metropolitana. Per non parlare della nuova Stazione Tiburtina: tanto bella quanto spettrale al calar della sera.
La tendenza ad offrire costruzioni architettonicamente pregevoli, non appare la soluzione per migliorare la vivibilità ed una conferma l’abbiamo da quanto avviene nella periferia parigina in cui si possono vedere costruzioni di buona qualità, ma questo non riduce il tasso di violenza delle banlieue, con aree in cui le forze di polizia hanno perso il controllo del territorio.
Nelle ricerche fatte fare ai suoi allievi Lodoli ha colto quanto siano chiare nelle famiglie le condizioni per una migliore vivibilità dei luoghi di residenza: scuole, biblioteche che promuovano iniziative culturali, campi sportivi, i mercati rionali. Si coglie in ciò la richiesta che gli interventi sul territorio generino calore nelle relazioni fra i cittadini.
Sulle osservazioni e le suggestioni di Marco Lodoli, si è soffermato l’Assessore, Giovanni Caudo, che ha riferito d’aver colto un denominatore comune nella consultazione dei municipi: la richiesta dei cittadini d’interventi “dolci” che non stravolgano la vita quotidiana, quali il desiderio di avere chilometri di piste ciclabili. In questa richiesta di interventi a scala umana, Caudo vi ha letto l’ansia per l’insicurezza provata dai cittadini nella vita quotidiana “e se ancora fossimo dell’avviso che la razionalità pura sia la soluzione ai problemi dei luoghi della città, quest’aspettativa, la smentisce. Il nostro compito non è limitato a risolvere il problema del rapporto fra le persone e le cose; deve fare i conti con la fisicità delle persone”.
Convenendo con Lodoli sulle fratture della convivenza prodotte da opere presenti nella periferia romana, l’Assessore alla Trasformazione urbana, ha affermato che Roma meno di altre città si presta ad essere costruita per moduli. Roma è in continuo divenire; le soluzioni urbanistiche e le costruzioni vengono metabolizzate se si ha la sapienza di rispettare la stratificazione che ha generato i luoghi in cui s’interviene. Ciò non può essere interpretato come subalternità a quanto spontaneamente ed abusivamente viene prodotto dal vissuto dei residenti “limitandoci a riparare marciapiedi e strade dissestate”: il governo dei processi è indispensabile quanto la qualità della progettazione perché si devono dare soluzioni stabili ai problemi denunciati dal territorio.  
            Sulla condizione di vivere “per isole” dei romani residenti nelle periferie l’Assessore ritiene che grande responsabilità sia da addebitare all’inefficiente rete dei trasporti. Da tempo Roma dispone di una consistente rete del ferro con duecento stazioni, fra ferroviarie e della metropolitana, ma non sono servite bene e questo costringe i cittadini a non allontanarsi dal proprio luogo di residenza; è stato calcolato che lo facciano per un raggio non superiore ai cinque chilometri e di conseguenza finiscono per vivere all’interno di circonferenze,  “per isole”.
Il disinteresse per i problemi dello sviluppo della città nel suo insieme non è la cosa più auspicabile per il suo futuro e dobbiamo impedire che questa convinzione si diffonda oltre quanto è già è avvenuto. L’attenzione internazionale sulla città è alta e per aumentare le opportunità di sviluppo si debbono assumere decisioni di sistema: Roma deve decidere se essere più simile a Istanbul e al Cairo o a Barcellona e Vienna, città questa ove il turismo congressuale ha il suo apice. (In questo senso il proliferare del commercio ambulante a ridosso dei luoghi turistici, non è quanto di meglio il settore prospetta per il futuro della città).
La ricorrenza dell’anno giubilare per Roma è quindi l’occasione per reinterpretare il suo territorio e di uno dei suoi motori dello sviluppo più importanti: il turismo.
Per la periferia l’intento dell’Assessorato è d’intervenire con attenzione al “divenire”, ovvero alla trasformazione che produce il vissuto delle persone. A questo scopo risponde il progetto di lettura sul futuro prossimo della città, “Roma 20-25. Nuovi cicli di vita per la metropoli”, varato nel dicembre scorso.
Per ottenere una rilettura “mantenendo i piedi nel territorio”, come ha affermato l’Assessore Caudo, è stata presa in esame l’area circoscritta da un ideale quadrato della lunghezza di cinquanta chilometri per lato che sul litorale va da Ladispoli ad Ardea, per risalire verso est fino ai Monti Prenestini e da questi verso nord, al Soratte, per poi  ricongiungersi, con la costa a Ladispoli.
Il quadrato virtuale in cui sono compresi la Capitale ed i comuni con cui confina, è stato a sua volta suddiviso formando un mosaico/griglia, di 25 quadrati di 10 chilometri per lato. Ogni tassello del mosaico (il venticinquesimo, corrispondente alla città storica e alla prima periferia, non è oggetto d’analisi) è stato assegnato ad una delle ventiquattro università (dodici italiane e dodici straniere) invitate a collaborare al progetto. Ciascuna di esse deve progettare, in un’area di un chilometro quadrato, dell’area assegnatagli, un intervento che consegua due risultati: rispondere alla domanda dei cittadini di una migliore vivibilità sulla base delle condizioni attuali e delle aspettative di trasformazione; corrispondere alle caratteristiche del territorio concretamente vissuto. (1)
Per quanto attiene al turismo, settore maggiormente interessato dal Giubileo del 2025, s’impone una decisa azione di qualificazione. Il settore oggi vive di rendita nel Centro storico e continuerà ad attrarre turisti per l’immenso patrimonio in questo racchiuso, ma esso deve poter estendere la sua attività in molte altre parti della città e deve diversificare l’offerta per attrarre la domanda di turisti sempre più esigenti in grado di remunerare il capitale investito. La promozione di eventi, il miglioramento della mobilità e dell’arredo urbano sono gli obiettivi dei prossimi anni dell’Amministrazione comunale per attrarre e far tornare i turisti a Roma, come avviene nelle altre grandi città turistiche.
 
(1)     Per ulteriori particolari del progetto si veda www.roma20-25.it; info@roma20-25.it
 
 
  
 
 
 
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