Roma progredisce se cresce la consapevolezza dei suoi mali - di Mario Ajello
lunedì, 14 settembre 2015 primo piano
 
Non è servita ad aumentare la partecipazione dei cittadini alla manifestazione del 3 settembre, nella piazza in cui si erano svolti i funerali di Vittorio Casamonica, l’assicurazione da parte del commissario romano del Partito democratico, Matteo Orfini, che i partiti ed i gruppi consiliari avrebbero lasciato spazio alle organizzazioni sociali e culturali della città per non farne una manifestazione politica ed ottenere così un’adesione più ampia alla lotta alle mafie infiltratesi nel tessuto amministrativo ed economico della città.
Sebbene l’indagine della Procura della Repubblica abbia circoscritto ed identificato in singoli comportamenti la causa dell’infiltrazione nelle amministrazioni comunali, romana e di alcuni comuni confinanti, la grande maggioranza dei cittadini prova disistima verso tutte le organizzazioni politiche locali (di maggioranza ed opposizione) accusate di aver candidato persone responsabili di gravi reati contro il patrimonio pubblico e, come ha affermato nel suo intervento, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di S.Egidio, di aver consentito che lo si facesse sfruttando lo stato di bisogno della parte più povera della popolazione: gli immigrati e i rom.
Seppur differenti per la storia e missione svolta nella città negli interventi vi sono stati giudizi univoci sulla necessità di riconoscere che è diffusa l’infiltrazione della malavita nelle diverse attività e che ad essa occorra contrapporre una strategia duratura che non lasci nulla d’intentato.
Una particolare attenzione è stata richiesta da Impagliazzo e da Lidia Borzì, responsabile delle Acli di Roma, allo sfilacciamento del tessuto sociale e quanto sia urgente recuperare il valore della solidarietà, trasmettere ai cittadini la consapevolezza del destino comune, ritessendo relazioni fra tutte le parti della società, nessuna esclusa.
I mali di Roma sono di lunga data acuiti da un ricambio della classe dirigente politica ed amministrativa che non ha voluto comprendere i termini nuovi che la crisi economica introduceva nella vita cittadina. Un’illusoria continuità con quanto vissuto nel passato fronteggiata con scelte ordinarie in presenza di uno sconvolgimento di dimensioni mondiali in cui sono stati indeboliti i principali asset su cui poggiava la crescita della città: la spesa pubblica, l’edilizia e le costruzioni, il commercio. Si spiega così quanto avvenuto nell’ultimo lustro e non avremmo avuto modo di porre fine ad una caduta etica prima ancora che sociale della convivenza, se la Procura della Repubblica, “senza guardare in faccia nessuno”, non avesse svelato come la città stava sopravvivendo, infestandosi con i proventi della malavita, alla crisi che l’aveva colpita.
La gravità di quanto emerso non consente rimozione poiché è segno di un malessere che può determinare due scenari futuri: un primo, ove la capitale mantiene il suo ruolo istituzionale, vive della sua storica immagine nel mondo, poco autonoma e innovativa, molto dipendente dagli orientamenti dei diversi governi che si succederanno e un secondo scenario, per il quale s’impegna chi crede che lo sviluppo di Roma risieda nell’accettare la competizione fra le capitali e le città più innovative, debba attirare investimenti da ogni parte del mondo, rivendica e premia la competenza nella Pubblica Amministrazione, trova soluzioni ai drammi delle persone più deboli perché esse le danno la misura del suo progredire.
A sostegno della prima interpretazione di quanto avviene, causa di molta inquietudine di una cittadinanza attonita, vi è una sequenza d’avvenimenti, dagli arresti del dicembre scorso ai giorni nostri, che sembra opera della mano di un abile regista, interessato a far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona, in una escalation da brivido: lo stillicidio della pubblicazione degli insopportabili contenuti delle intercettazioni e degli interrogatori che hanno rivelato l’asservimento di parti dell’Amministrazione comunale alla più forte criminalità organizzata ed il segno della decadenza della città già intuita da Sorrentino nel film “La grande bellezza”, rappresentata dalla coreografia del funerale di una delle “famiglie” di Roma più oggetto di provvedimenti giudiziari, che ostenta alla città la certezza della sua impunità.
Imputata di questa deriva è la Giunta comunale per l’inerzia amministrativa che prevale, non scossa dalla tensione moralizzatrice impressa dalle scelte del Sindaco in più settori d’attività.
Il segretario generale della Cgil, Claudio Di Berardino, intervenendo per le tre confederazioni, ha ripetuto più volte la parola “insieme” per combattere l’illegalità e le mafie, con ciò segnalando il limite dell’azione del Campidoglio: il poter fare da solo, verticisticamente distratto rispetto a quanto proviene dai gangli vitali della città (i municipi, i comitati di quartiere, le organizzazioni sociali e le tante espressioni d’impegno civile), perché a torto considerati assuefatti al cinismo di gruppi politici trasversali che hanno danneggiato la Capitale. Un confronto che è invece necessario per lo stesso comune di Roma per l’impossibilità di vincere da soli la battaglia quotidiana per il rispetto della legalità: nel lavoro, nella politica sociale, nella tutela del territorio.
A questa visione arrendevole si oppone il secondo scenario: la presa di coscienza della gravità degli avvenimenti che suscita nei cittadini sdegno e protesta.
Per quanto giustificate queste reazioni al degrado morale e materiale della città sono sterili se non suscitano una reazione improntata a civismo e non a ribellismo.
Di questo pericolo si sono fatti interpreti nei giorni precedenti la manifestazione, alcuni esponenti del mondo della cultura (fra questi Gassman e Proietti) che hanno colto quanto sia deleterio “accarezzare” l’antipolitica ed il disinteresse per la propria città.
La risposta positiva a questa sollecitazione sembra prevalere rispetto ad un comportamento passivo, ma il richiamo al veltroniano I care, non è sufficiente se non viene colto che il civismo dimostrato da molti cittadini può conseguire un risultato più duraturo, se inserito in una battaglia politico-culturale di cui è convinta Teorema, di straordinaria attualità, erroneamente considerata da addetti ai lavori: la riforma dell’attuale ordinamento degli enti locali nella nostra regione per l’impossibilità di governare una città capitale e la sua estensione metropolitana con le funzioni e l’organizzazione di cui dispone. A questa prospettiva purtroppo non risponde né la proposta di legge regionale di ripartizione delle funzioni derivanti dallo scioglimento della Provincia, né l’appena costituita Città metropolitana.  
Se ne sono fatti interpreti di recente il fondatore della Comunità di S. Egidio, Andrea Riccardi, che bene conosce per aver vissuto le vicende romane dal lontano 1968 e Paolo Fallai, in un editoriale in cronaca di Roma, del Corriere della sera.
Andrea Riccardi, consapevole che la crisi morale di Roma, s’inscrive nella più generale crisi di finalità della cultura politica europea e nella nuova questione urbana posta dall’afflusso continuo di cittadini provenienti da altri continenti, ha sollecitato la creazione di una “costituente per Roma”, affinché la città abbia istituzioni e leggi all’altezza della sfida dei prossimi decenni.  
Paolo Fallai a proposito dei poteri conferiti al Prefetto Gabrielli, per i lavori del Giubileo e per riportare alla legalità il municipio di Ostia e quelle attività comunali oggetto d’infiltrazioni mafiose, ha scritto che il Prefetto misurandosi con problemi che superano per rilevanza le attuali competenze comunali potrebbe fornire al governo delle utili indicazioni su come si possa governare “l’unica città veramente metropolitana presente in Italia”; con ciò riconoscendo la giustezza della differenzazione rispetto alle altre, ma anche i limiti di quella appena costituita.
 
 
 
 eventi
non ci sono eventi in programma
 
 Teorema Territorio
 
 
 
 
 
 sociale
iscrivimi  cancellami
 
 
Array ( [r] => notizie [id] => roma-progredisce-se-cresce-la-consapevolezza-dei-suoi-mali-di-mario-ajello [lan] => it ) 1Array ( ) 1bool(false)