La rilevanza europea delle elezioni romane - di Mario Ajello
domenica, 28 febbraio 2016 primo piano
 
 
Nel confronto fra i candidati alla carica di sindaco di Roma, in vista delle elezioni amministrative romane continua ad essere assente il tema del programma, citato solo per titoli e flash, a dimostrazione che in questa fase la prima preoccupazione dei candidati è conquistare l’attenzione di un elettorato molto scettico. Di contro un numero crescente di associazioni culturali e di rappresentanza sociale in questi mesi ha animato la scena politica per non arrendersi alla mancanza di visione e progettualità, individuata fra le cause della fine della giunta Marino.
Il movimento culturale e politico che ne è scaturito è stata occasione di partecipazione per migliaia di cittadini, al di fuori dei partiti ed ha visto importanti convergenze nella valutazione dei dati sulle dinamiche e le differenze demografiche, economiche e sociali nel territorio romano e nei comuni che formano l’area metropolitana e sulle principali cause del maggiore disagio dei cittadini romani a fronteggiare le conseguenze della crisi economica. Ancora una volta ha trovato spazio il tema dell’inadeguato ordinamento per assolvere le funzioni di capitale del Paese e per soddisfare la domanda di un migliore livello dei servizi atteso dai cittadini. Di diverso c’è la generale convinzione che fra le molte, una delle soluzioni possibili risieda nel dare piena realizzazione alla riforma che ha istituito la Città Metropolitana.
Sulla complessità della riforma i Circoli Fratelli Rosselli hanno promosso nei giorni scorsi un seminario dal titolo “Roma nella Città Metropolitana. Le nuove sfide della democrazia”. In un articolato documento di base gli organizzatori, hanno sottoposto a dibattito le problematiche del processo di costituzione della Città Metropolitana, mettendo in luce potenzialità e limiti della  legge ed individuando quelli che il documento ha definito ambiti, in cui sono stati raggruppati gli ostacoli politici ed amministrativi, oltre quelli strutturali e culturali che ne rendono difficile la realizzazione.
Il primo ambito di tematiche è quello relativo alla configurazione, ovvero alle caratteristiche geografiche, istituzionali, amministrative, economiche sociali e culturali di Roma e della ex-provincia; il secondo è quello delle competenze, intendendo con ciò la devoluzione di funzioni da parte della Regione verso la Città Metropolitana e il Comune di Roma, nonché fra questi e i suoi municipi secondo il principio costituzionale della sussidiarietà e l’unione di comuni (il 50% ha meno di tremila abitanti); è stato poi individuato un terzo ambito nel come aumentare il potere dei cittadini in quanto singoli e partecipanti al divenire del proprio territorio per rinsaldare la democrazia rappresentativa ed una legge elettorale che tenga conto delle caratteristiche del territorio e valorizzi la partecipazione; il tutto (ed è il quarto ambito) dovendo tenere conto della storia, dell’identità, della cultura e dell’innovazione da rispettare ed integrare per uno sviluppo partecipato e sostenibile.
Il documento ha evidenziato ostacoli alla piena agibilità del nuovo ente territoriale, nella dispersione delle funzioni direzionali e dei servizi urbani, nella trasformazione irreversibile dell’agro e della campagna romana, nell’enfatizzazione delle relazioni di carattere infrastrutturale; tutti fattori di cui tenere conto nella stesura di piani per il governo del territorio, l'inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile, gli investimenti in formazione, conoscenza e cultura e nella realizzazione di servizi di area vasta per la mobilità e il ciclo integrato dei rifiuti e di ambito ottimale per l’idrico.
Sull’incertezza e la limitatezza delle risorse disponibili e la necessità di poter attingere ai fondi strutturali europei è intervenuta nel dibattito Maria Prezioso fra gli estensori (insieme a Matteo Caroli e Raffaele Bifulco) della ricerca commissionata da Unindustria Lazio su Roma Metropolitana. La docente di geografia economica ha invitato a prestare una maggiore attenzione  al mutamento d’obiettivi oggetto delle politiche per lo sviluppo economico e sociale dell’Unione europea e all’aggiornamento degli indici e dei parametri di valutazione delle caratteristiche dei diversi territori. Quest’ultimi determineranno le condizioni per poter rispondere ai bandi europei per utilizzare i fondi strutturali, con la particolarità di privilegiare i progetti che puntino all’integrazione di aree diversamente specializzate (anche oltre i confini comunali metropolitani e regionali) e nel contempo siano in grado di rimuovere le marginalità (territoriali e sociali) esistenti al loro interno.
Premettendo che sia buona cosa tenere conto delle leggi vigenti e di non far conto su quanto possa essere in itinere, Prezioso ha affermato che le due proposte di legge all’esame delle commissioni del Consiglio regionale (il “Testo Unico delle norme sul governo del territorio” e per il “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi...”) sono di scarsa utilità nell’ottica di rinsaldare il rapporto con le politiche europee. Esse denunciano il vuoto di ricerche applicate sulla dimensione e sull'organizzazione di Roma metropolitana e non tengono conto dell'evoluzione concettuale, normativa ed empirica che la questione ha assunto nel contesto regionale, nazionale ed europeo. Toni ancora più preoccupati la studiosa ha espresso sull’inerzia sui fondi europei del comune di Roma, mentre in periferia, erroneamente considerata marginale, vi sono significative prove di  protagonismo civico: fra queste il progetto di trasformazione urbana della centralità di Massimina.
Non possono quindi essere ignorati sul piano istituzionale, dalla Regione, dalla CM e dalla Capitale, gli obiettivi fissati dall’UE: politiche Europe 2020green economyblue growth, territorial decision e gli impegni assunti dall’Italia: riforma della capacity building istituzionale, integrazione tra inner peripheries urbane delle Città Metropolitane ed internal areas, riorganizzazione della dotazione dei servizi economici d’interesse generale (SGEI) per creare una nuova ed innovativa offerta di welfare rivolta a potenziare la coesione sociale e la competitività dei sistemi locali e regionali, di cui la riforma costituzionale e la Delrio, sono solo i primi strumenti di attuazione.  
 
 
 
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