La legge per le Città Metropolitane è approssimativa e penalizza i cittadini romani - di Mario Ajello
giovedì, 22 ottobre 2015 primo piano
 
Il Prefetto Franco Gabrielli, partecipando all’iniziativa “La Repubblica delle idee”, promossa dal quotidiano diretto da Ezio Mauro, sulla diffusione della corruzione nella vita pubblica, ha illustrato come meglio non avrebbe potuto le ragioni che hanno causato la crisi della Giunta Marino e dell’Amministrazione comunale, fino ad interessare le aziende, Atac ed Ama.
Pur dando atto ad Ignazio Marino, di essere “una persona onesta” il Prefetto ha affermato che le ragioni delle sue dimissioni non sono da rintracciare “nell’ingiusta ed ingloriosa” vicenda degli scontrini e più realisticamente per gli errori di conduzione: “Quando in una consiliatura in due anni cambi nove assessori su dodici, alcuni fondamentali, come quello al Bilancio, li cambi tre volte, puoi anche essere la persona più capace ed onesta … ma siccome la macchina capitolina è molto complessa, se non hai una squadra attrezzata ti schianti” Implicitamente Gabrielli afferma che la direzione politica non può sottovalutare le condizioni in cui opera la struttura burocratica che nel caso romano, per collusione d’interessi con organizzazioni imprenditoriali e della malavita dedite all’aggiramento delle norme di garanzia nella gestione del denaro pubblico ha fatto rischiare lo scioglimento per mafia degli organi democratici. Atto  che il Prefetto ha detto di aver voluto evitare perché per quanto grave “non c’è nessuna situazione che possa consentire la sospensione della democrazia”, se circoscrivibile ad alcuni settori, sapendo di doverti misurare con una “città che è molto incattivita, esasperata, molto arrabbiata. E attribuire tutto a questa giunta, o anche alla precedente è fuorviante” perché oltre al voto serve anche “una riforma legislativa, altrimenti chi verrà si troverà a gestire gli stessi problemi. Ma nei decreti legislativi su Roma Capitale non trovo soluzioni ai reali problemi” della città.    
Nella sintesi dell’intervento del Prefetto della provincia di Roma non si coglie la possibilità che la soluzione dei problemi romani si possa trovare nei poteri della Città Metropolitana, risultata una volta di più insufficiente ad assolvere la sua funzione di ente di area vasta (ma non per questo avulsa dai problemi romani) essendo, a breve, mutilata nei suoi organi della rappresentanza espressa da Roma Capitale, a causa del commissariamento.
La denuncia del Prefetto Franco Gabrielli, non coglie impreparata quella parte della città che da qualche anno sta ponendo il problema dell’ingovernabilità dei processi che sono in atto nel territorio romano e dei comuni che componevano la provincia.
E’ la ragione delle analisi e delle proposte formulate da Teorema, dagli scritti e dagli atti di parlamentari, di Roberto Morassut (Roma 2.0) e Walter Tocci (Roma città coloniale) e da ultimo con un ordine del giorno approvato alla Camera, primo firmatario, Ermete Realacci, per la riforma e la riduzione del numero delle Regioni e la creazione del distretto federale di Roma. Significative sono anche le dichiarazioni del consigliere comunale Paolo Masini, di esponenti della Comunità di S.Egidio che hanno invitato a prendere in esame la creazione di una “Costituente per Roma” e del segretario generale della Camera di Commercio, Pietro Abate che sollecita le forze imprenditoriali e sociali della città verso obiettivi di respiro internazionale, affinché sia più autonoma possibile nella costruzione del suo futuro.
Seppure con soluzioni diverse questi pronunciamenti hanno il comune denominatore d’aver individuato da tempo l’impossibilità di corrispondere alle aspettative dei cittadini con i poteri oggi riconosciuti alla Capitale, a cui non dà soluzione la proposta di legge della Giunta regionale in attuazione della legge Delrio.
Facendo riferimento ai decreti legislativi il Prefetto Gabrielli chiama in causa il Governo per una legislazione più corrispondente ai “reali problemi” di una grande area metropolitana come quella romana che deve essere distinta rispetto alle altre, per le funzioni di capitale, per ragioni demografiche e per i problemi posti dalla crescente presenza di centinaia di migliaia di stranieri in cerca di un miglior futuro , ma soprattutto per le asimmetriche relazioni funzionali che caratterizzano il rapporto fra la Capitale ed i comuni della ex-provincia.
Le ragioni che dopo lungo tempo (ventiquattro anni, dopo la prima legge che le prevedeva) hanno consentito la creazione delle Città Metropolitane per ottenere un più rispondente governo del territorio ed un migliore assetto dei servizi a rete, sono rafforzate a Roma dalla crisi amministrativa ed etica che ha colpito il Comune. Per questi obiettivi è palese l’insufficienza dei poteri riconosciuti alla Città Metropolitana di Roma dall’attuale legislazione ed è altrettanto evidente che vi siano cause strutturali nella crisi capitolina.
La compresenza di queste due condizioni e la consapevolezza che traspare dalle dichiarazioni del Prefetto Gabrielli rafforzano la convinzione di Teorema che questi siano mesi decisivi per progettare ed apportare le opportune soluzioni ai problemi di sviluppo economico e recupero di una migliore qualità della vita della Capitale e dei comuni contermini.
A tal fine Teorema si adopererà per accrescere l’attenzione dell’opinione pubblica, convinta che la soluzione si debba sviluppare su più piani: una più forte legittimazione democratica con l’elezione diretta dei componenti il Consiglio della Città Metropolitana; l’articolazione di questa in sistemi locali intercomunali (gli ambiti ottimali già individuati dalla Provincia) diversamente specializzati nei ruoli funzionali e cooperanti che metta fine a separatezze e contrapposizioni che oggi gravano sulle condizioni di vita dei cittadini (tema, la cui soluzione interessa le relazioni esistenti con i municipi romani più esterni); in un’organizzazione amministrativa della Città Metropolitana e del comune di Roma in cui sia rafforzata la capacità di direzione in una visione condivisa delle condizioni da osservare per uno sviluppo sostenibile da conquistare con misure di salvaguardia del territorio e realizzando la più efficiente erogazione dei servizi; una maggiore autonomia dei municipi, in vista di una loro trasformazione in comuni metropolitani, responsabilizzati dall’essere il primo livello di rappresentanza democratica dei cittadini e rafforzati nella capacità di governo locale dalla possibilità di controllo e partecipazione che quest’ultimi possono esercitare.
 
 
 
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