Dall'Economist, la “questione 5 Stelle” - di Francesco Pasetto
sabato, 30 luglio 2016 politica
 
Il numero del 23 luglio dell’Economist ha dedicato un articolo sul Movimento 5 Stelle: “The Five Star question”. Qui possiamo leggerne una traduzione in italiano, grazie al lavoro di Francesco Pasetto.
 
La “questione 5 Stelle”
Il nuovo movimento politico ha la strada spianata verso la piena affermazione elettorale, ma idee ancora confuse su cosa fare in caso di vittoria
 
TORINO - “Era una città nella città” dice l’ex dipendente della FIAT Rosario Scavo, ricordando i tempi in cui l’ottanta per cento degli abitanti di Borgo Vittoria lavoravano direttamente o indirettamente per la grande azienda automobilistica, alla quale lui stesso ha dedicato 33 anni della propria vita. In quel periodo era scontato che questo quartiere operaio di Torino, dove deprimenti caseggiati offuscano lo sfondo luminoso delle ridenti cime alpine, votasse massicciamente per la sinistra. In un primo tempo per i due partiti comunista e socialista e, in epoca più recente, per il Partito Democratico (PD) del primo ministro Matteo Renzi.
Da allora molte produzioni FIAT hanno abbandonato l’Italia per destinazioni più convenienti . Oggi Borgo Vittoria è un quartiere senza vita. Un gioielliere espone la malinconica scritta “Compro oro” (non dev’essere molto a quanto pare visto che, come dice un commesso della gioielleria, “tutti quelli che volevano venderlo lo hanno già fatto”). Per quanto riguarda il già citato signor Scavo, un energico 62enne, è già pensionato da cinque anni. Versa 300 € mensili a sua figlia, una laureata che non è riuscita a trovare nessun lavoro ad eccezione di qualche impiego parziale nel terziario. Queste fosche prospettive economiche sono una delle ragioni per cui, alle elezioni comunali del mese scorso, i torinesi hanno messo fine a 23 anni di amministrazioni di centro-sinistra e hanno sfrattato il loro sindaco PD, Piero Fassino.
Fassino ha portato efficacemente avanti il progetto, già elaborato dai suoi predecessori, di trasformare Torino in un grande polo di attrazione turistica. Ben pochi benefici di questa trasformazione però sembrano essere stati avvertiti nelle periferie della città visto che al secondo turno la maggioranza degli elettori di Borgo Vittoria ha votato per la sfidante di Fassino, Chiara Appendino, dell’emergente Movimento 5 Stelle (M5S). Con il Movimento in testa nei sondaggi cresce in casa PD la (fondata) preoccupazione che quanto accaduto nel capoluogo piemontese possa presto ripetersi anche su scala nazionale.
Chiara Appendino è un’economista di 32 anni laureata all’Università Bocconi di Milano, la Business school della borghesia del nord Italia, il che fa della nuova sindaca di Torino una portavoce quantomeno atipica della frustrazione della classe lavoratrice. Bisogna però dire che il nuovo Movimento 5 Stelle, lanciato nel 2009 dal comico Beppe Grillo come movimento di protesta online, ha molto da offrire a questa fascia dell’elettorato. Propone infatti un referendum per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica, ritenuta la causa dei mali economici della nazione. Promette un reddito di cittadinanza per tutti gli italiani, indipendentemente dal fatto che lavorino o meno. I suoi candidati martellano incessantemente sul tasto dell’onestà, uno slogan sempre efficace in un paese che ha una cultura politica piuttosto segnata dalla corruzione. Non da ultimo, il Movimento ha cercato di coinvolgere gli elettori disillusi sollecitando direttamente le loro idee e proposte. La Appendino ha costruito la propria candidatura politica sulla base di una piattaforma strutturata su 16 punti programmatici, sviluppati in pieno concerto con gruppi di lavoro liberamente aperti a tutti i cittadini. La vera forza del Movimento 5 Stelle consiste però  nella sua capacità di rivolgersi tanto all’elettorato di destra quanto a  quello di sinistra. La Appendino è riuscita a sconfiggere Fassino al ballottaggio perché è stata in grado di conquistare il voto di quegli elettori che avevano votato per il centro-destra al primo turno. Nel Parlamento Europeo i deputati 5 Stelle siedono nello stesso gruppo con i rappresentanti dell’UKIP (il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) e del movimento xenofobo tedesco Alternativ für Deutschland. Le tendenze euroscettiche dei 5 Stelle e l’ostilità di Grillo verso l’immigrazione fanno breccia nell’elettorato della destra. Questa trasversalità rende la nuova forza politica molto efficace nei ballottaggi. Ora, grazie alla nuova legge elettorale approvata su impulso di Renzi, l’Italia ha un sistema di voto a due turni non più solo a livello comunale, ma anche a livello nazionale. Il primo ministro punta a vincere un referendum confermativo (da tenersi il prossimo autunno) su una modifica costituzionale che dovrebbe garantire ai futuri governi maggioranze stabili per l’intera durata della legislatura. In caso di sconfitta ha già annunciato che si dimetterà, dando così il via ad una crisi di governo. Per il suo partito però il rischio paventato è quello di vincere il referendum ma di perdere poi contro M5S in un eventuale ballottaggio alle prossime politiche.
Il Movimento 5 Stelle è scandalosamente impreparato a governare.  Le sue componenti – quella di destra e quella di sinistra – sono in contrasto tra di loro ma, secondo Marco Ricolfi (uno studioso di scienze sociali all’Università di Torino), l’ala sinistra predomina. L’anno scorso Grillo ha cercato di convincere i suoi parlamentari a votare contro la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina; è stato prontamente zittito da una rivolta della base. A Torino il movimento è allineato con la protesta, sovente violenta, di alcuni ambientalisti che si oppongono alla costruzione di un collegamento ferroviario ad alta velocità con la Francia. Il programma elettorale della Appendino ha tra i suoi punti qualificanti la promozione del vegetarianismo. Gli elettori di centro-destra che attualmente sostengono per protesta il Movimento potrebbero non gradire simili iniziative in caso di una sua vittoria.
Cosa peggiore, i pur lodevoli sforzi del Movimento volti a spingere i cittadini alla partecipazione hanno reso la sua piattaforma programmatica una miscela sorprendente di ingenuità, ambiguità e cinismo. Le idee di politica estera sono tinte di antiamericanismo. Uno degli esponenti 5 Stelle più in vista vorrebbe coinvolgere i governi di sinistra latinoamericani nelle trattative di pace per il Medio oriente. Altri, di ritorno da una visita in Russia, hanno dichiarato che Vladimir Putin dovrebbe essere considerato un alleato e le sanzioni occidentali contro la Russia prontamente revocate, considerata la loro incidenza negativa sulle esportazioni Italiane (di alimentari e di arredamenti). In materia economica la principale posizione dei 5 Stelle è quella di continuare a  chiedere un referendum (che sarebbe comunque costituzionalmente inammissibile) sull’Euro, e anche in questo caso il Movimento non si schiererebbe né per il sì né per il no.
Che abbiano coerenza o meno, queste proposte politiche riscuotono popolarità. Recenti sondaggi elettorali collocano attualmente M5S a soli due punti percentuali dal PD; in un eventuale ballottaggio i 5 Stelle prevarrebbero. Paradossalmente l’Italia potrebbe finire con il concedere più forza e stabilità ai propri esecutivi  per eleggere poi un partito che non ha la minima idea di come gestire il potere.
 
 
 
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